Monumenti e Chiese di Parabita
Castello:
Realizzato nel tardo medioevo, il castello è stato oggetto nel tempo di ristrutturazioni e restauri che poco han lasciato delle originali caratteristiche angioine.Nei primi anni del 1500 il feudatario di Parabita Francesco del Balzo, conte di Ugento, ospitò le truppe francesi di Francesco I, che combattevano gli spagnoli dell'Imperatore Carlo V insediati a Gallipoli.Gli archi, sensibilmente presenti nei vari prospetti, sono nella maggior parte a tutto sesto.I numerosi ambienti presentano diversi tipi di volte: molte a botte nei piani bassi, una botte ogivale nella sala d'armi, una a padiglione nella camera da letto, una a cupola su pennacchi sferici nell'immancabile cappella di famiglia, dedicata a San Francesco d'Assisi, nella quale sono custodite numerose reliquie.Nella cappella era custodito anche il corpo di San Vincenzo Martire, proveniente dalle catacombe di Commodilla in Roma, donato nel 1737 al duca di Parabita Giuseppe Ferrari.
Chiesa di San Giovanni Battista (Chiesa Matrice): La Chiesa Parrocchiale è dedicata a San Giovanni Battista, di cui si trova in sagrestia una statua in pietra del XV sec.la facciata è a salienti, con due finestrelle che ne bucano lo spazio corrispondente alle navate minori, mentre due grosse lesene ne delimitano quello corrispondente alla navata maggiore. Esse sorreggono un architrave su cui poggia un timpano, mentre il portale d'ingresso è sormontato da un grosso finestrone.
Degno di segnalazione è il portale laterale sul prospetto nord, opera cinquecentesca del leccese Gabriele Riccardi, sul cui architrave si trovano tre statue realizzate in pietra leccese: la Vergine con il Bambino al centro; inginocchiato, Giovanni Battista a destra e l'apostolo Pietro a sinistra.A lato della porta vi sono due grandi affreschi raffiguranti rispettivamente San Cristoforo, ancora sufficientemente visibile, e la Vergine con San Gaetano.L'interno, a tre navate, presenta delle anomalie, dovute quasi certamente ai diversi interventi di restauro: la disuguaglianza in lunghezza delle ali della nave trasversale e la disuguaglianza in larghezza dei pilastri sostenenti l'arco di trionfo;
mentre la deviazione di asse molto sensibile nella navata centrale, particolarità comune a molte chiese della Puglia e della Francia.
Chiesa del SS. Crocefisso e Convento degli Alcantarini: Questo, in stile tardo barocco, possiede quattro colonne tortili di fine cesellatura, un affresco centrale raffigurante il SS. Crocifisso (icona copia di quella più famosa dell'omonimo Santuario di Galatone) e varie sculture, stucchi e statue, il tutto scolpito in pietra leccese. Interessanti sono anche un bel presepe del 1700 di scuola napoletana; l'altare dedicato a Santa Filomena fatto costruire nel 1837 da Lucia la Greca, duchessa di Parabita, devota della Santa; un pavimento maiolicato, raffigurante il pozzo emblema della Vergine di Capurso, verso la quale gli Alcantarini avevano una vera devozione; anche nel retrostante giardino, si può ammirare un'edicola votiva con affrescata la sua immagine.
Basilica di Santa Maria della Coltura: Alle porte di Parabita, sulla strada che conduce a Gallipoli, sorge la Basilica intitolata a Santa Maria della Coltura, protettrice della città.Il tempio costruito nel 1913 su progetto dell'architetto Napoleone Pagliarulo.La facciata a salienti lascia ben immaginare la struttura interna a tre navate. Il protiro, dalle finissime decorazioni in "pietra leccese", è sormontato da un bellissimo mosaico rappresentante Cristo Re, realizzato dal Prof. Grassi di Roma; a questo si aggiunge il rosone anch'esso realizzato in pietra leccese. A lato di tutta la struttura s'alza maestoso il campanile di recente costruzione.
Chiesa di Santa Maria dell'Umiltà: La Chiesa di Santa Maria dell'Umiltà era uno dei più belli ed antichi monumenti di Parabita. Nel 1927 l'antica Chiesa fu venduta dal Comune alla Parrocchia San Giovanni Battista e, contestualmente, fu dichiarata Monumento Nazionale e, come tale, sarebbe dovuta essere preservata e restaurata degnamente.Invece, sin dalla metà del XX secolo non si celebrò più il rito religioso e, dopo essersi salvata per circa 600 anni dall'ignoranza dell'uomo, nel 1957 subì uno scempio in seguito ad uno scellerato intervento di "adattamento" che la sfregiò per sempre. La sua struttura a navata unica fu fratturata in due da un solaio, allo scopo di ricavare stanze per attività ricreative al piano terra e sala cinematografica parrocchiale al piano superiore. Inevitabilmente gli altari furono tranciati di netto, fra questi spiccava quello dei Castriota, con l'affresco purtroppo perso della "Presentazione di Maria a Simeone " del XVI sec.
Gli altari in tutto erano dieci, vi era un Fonte Battesimale in pietra leccese ed un pulpito in legno. Il tetto era costituito da una pregevole struttura a cassettoni in legno di rovere, poi sostituita da una moderna copertura piana.
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Cimitero Monumentale: Un Cimitero Monumentale del quale si interessano le più prestigiose riviste nazionali ed internazionali di urbanistica ed architettura, sul quale discutono, spesso con toni culturalmente accesi, insigni studiosi e grandi progettisti, presente in esposizioni di tutto il mondo, punto di riferimento nella discussione sul postmoderno.
Palazzo Ferrari: La costruzione faceva parte di un immenso "giardino grande nominato della Corte, sito fuori la porta di Gallipoli, tutto murato, arbustato di aranci ed altri comuni, con entro due case a tetto, tre cisterne d'acqua, una conserva di acqua piovana ed una camera a lamia metà del quale è feudale e l'altra metà burgensatica".Fu abitato da Saverio Ferrari quando si allontanò dal castello, al momento della causa contro il fratello duca Giacinto che vietava le nozze con Rosaria Cataldo. A figli Francesco e Vincenzo fu poi assegnato il palazzo, completo di giardino, insieme alla masseria Rischiazzi. Visse successivamente Giuseppe Ferrari, figlio di Vincenzo e fondatore della Banca Popolare di Parabita, nonché suo primo presidente; quindi i suoi figli Vincenzo, Luigi e Gabriele che vi tenne farmacia.
(Fonte: sito ufficiale Comune di Parabita)