Monumenti e Chiese di Arnesano
Asilo Bernardini: Voluto da Teresa e Giulia dei locali marchesi Bernardini, fu inaugurato il 1º dicembre 1912.
Questo ente, oggi IPAB, costituisce la prima istituzione assistenziale del paese votata all'educazione ed all'istruzione religiosa dei fanciulli di Arnesano dai 3 ai 6 anni. Nella cappella sono conservate quattro grandi tele di soggetto biblico, opera di Serafino Elmo, provenienti dalla quadreria del Palazzo Marchesale.
Cappella di S. Maria di Montevergine: Sorge a tre chilometri da Arnesano, in agro di Lecce. La sua costruzione risale al 1635 quando il luogo era territorio di Arnesano. Il tempio mariano, di semplice fattura, è punto di riferimento per gli abitanti del nostro paese che tradizionalmente ogni Lunedì dell'Angelo vi si recano in pellegrinaggio per onorare la Vergine, ma anche per consumare "lu riu" nelle campagne intorno. Amministrativamente si trova nel territorio di Lecce, con all'interno tracce di affreschi tra i quali uno raffigurante S. Antonio Abate.
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Chiesa dell'Annunziata: Rifatta alla fine del 1500 su una fabbrica medioevale e, in seguito, rimaneggiata e decorata. Anche se molti studiosi datano l'impianto della Chiesa intorno al 1200 - 1400 , altri come Cosimo De Giorgi e l'ispettore delle Antichità e Belle Arti, hanno ritenuto che la sua fondazione fosse da collocarsi in epoca normanna ( XII e XIII secolo). Situata nel cuore dell'antico borgo sarebbe, comunque, un rifacimento del XVI secolo di una costruzione medioevale.
All'interno si conserva, ancora, lo splendido altare maggiore, opera della metà del 500. Notevoli pure l'altare e la tela dell'Annunciazione ( Sec. XVII). Annessa alla Chiesa si presenta una torretta, dotata del primo orologio pubblico della città nel 1770.
Chiesa di S. Antonio Abate: Se ne parla nel 1640, quando il vescovo Pappacoda la trovava in cattivo stato, però passò un secolo prima che fosse di nuovo citata. Fu infatti ricostruita dall'Università nel 1744 con il nome di S. Antonio di Vienna. Finalmente nel 1925 si constatò che la Chiesa molto antica e fino ad un anno prima in stato indecoroso fu riparata.
Chiesa Matrice Maria SS. Assunta : L'edificio sacro esisteva, con il titolo Santa Maria delle Grazie, già nel 1581. Tra il 1720 ed il 1747 fu avviata la costruzione del campanile a torre, con tre ordini, terminata nel 1800. Nell'edificio erano presenti, sotto gli altari nove sepolcri, fra i quali uno per il Marchese di Arnesano; tuttavia agli inizio del secolo XIX si riscontrava "un cemeterio a parte, attaccato alla Chiesa Matrice" (quello rinvenuto nel 1995 sotto il Calvario).
Si può, pertanto, dedurre che il Calvario fu costruito intorno al quell'epoca, dato che emerge anche dalle pitture che compongono le scene dell'affresco.
L'altare del SS. Crocifisso fu fatto erigere nel 1750 dai Marchesi Francesco II Prato e Maddalena Maresciallo; per volontà di Giulia Bernardini, la parte inferiore fu rivestita in marmo di Carrara, rivestimento che fu esteso all'intero altare nel 1948. Nella nicchia è custodito uno splendido Crocifisso in cartapesta. La statua, di pregevole fattura, su croce di legno potrebbe essere attribuita alla scuola di Pietro Surgente "Mesciu Pietru te li Cristi".
Palazzo di Selvaggio Guarini: E' una delle poche testimonianze dell'edilizia cinquecentesca. Il palazzo di Selvaggio Guarini, di antica e nobile discendenza, uomo d'arme e Sindaco di Lecce per il biennio 1575-76, che scelse di eleggere in Arnesano la propria residenza, da una descrizione del 1670 risultava essere una "casa consistente in curte, camera, stalla, forno...".
Con la costruzione poi del piano nobile adibito ad abitazione, il piano terra fu adibito a magazzini, forno e deposito.
Il portale d'ingresso alla corte è sormontato dall'impresa araldica, che nei suoi quattro riquadri presenta due volte lo stemma dei Guarini (la moglie, infatti, sposata nel 1552, era la cugina Cardonia Guarini), quello della madre Caterina Tafuri e quello della madre della sposa, Raimondina Francone.
Inoltre, immediatamente sotto la riproduzione dello stemma si legge ancora la parola "TETRAGRAMMATON" (lett. "quattro lettere"), che per alcuni è da intendersi come una parola tendente ad ottenere rispetto, per altri invece come un'enigmatica allusione alla disciplina (l'alchimia?) che il Guarini forse praticava.
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Porta Rande e Piazza Paisiello: Sulla volta di Porta Nuova (comunemente detta "Porta Rande") ..."che
dal paese portava, dopo aver superato la piscina della corte baronale (probabilmente il pozzo Casale), a Lecce e a Monteroni", un'epigrafe conserva il ricordo
di un'eruzione del Vesuvio:
piovette cenere 16 xbre a hore 22 1631.
Al centro della corte, che divenne poi Piazza Paisiello, era dunque situato
il Pozzo Casale. Con delibera del 7/4/1923 si decise "di chiudere e non
affogarsi il Pozzo Casale...anche in previsione che possa servire come
serbatoio delle acque delle fontanine del non ancora benvenuto Acquedotto Pugliese".Al
suo posto anni dopo fu installata una "fontana ornamentale" che vi
rimase fino al 1948, quando fu demolita. Sul lato destro, venendo da Lecce, la piazza era chiusa dall'abitazione della
famiglia D'Alessandro con a lato un vicolo di 30-40 metri. Nel 1969 l'amministrazione
comunale decise di acquistare ed abbattere tale abitazione, prolungando la
via che però rimase sempre intitolata, così come il vicolo, a
Nicola Indennitate.
Palazzo Marchesale: Un'attenta analisi degli ambienti in corrispondenza di "Porta Rande" rivela
l'esistenza di un apparato difensivo; senz'altro sopra questa porta esisteva una torre o comunque qualche altra struttura di controllo, mentre gli ambienti
dovevano ospitare contemporaneamente l'abitazione del "barone" e il presidio militare. Anche i vari e successivi rimaneggiamenti sembrano rispondere
all'esigenza di combinare la funzione di dimora signorile, con ambienti consoni al prestigio aristocratico delle famiglie succedutesi nel tempo, e di residenza
feudale, con spazi aperti destinati ad orto e giardino ed altri chiusi nei quali aveva luogo la trasformazione dei prodotti agricoli. Alle opere murarie
i Prato fecero seguire lo sfarzoso arredamento, nonché la famosa quadreria. L'iniziativa dei Prato conferì al palazzo l'aspetto che ora presenta.
Nel 1802, forse a causa di qualche fenomeno tellurico, si verificò un crollo dove erano "quelle stanze che formano la gran loggia del largo
del Palazzo" (Piazza Paisiello), in seguito al quale la quadreria in parte andò distrutta, in parte fu trasportata a Venezia, in parte fu donata
ad amici del marchese Nicolò Prato. Le tele rimaste ("anch'esse andate col tempo in maggior parte disperse tra Roma e Napoli") furono
numerate ed elencate da Michele Bernardini per il giudice De Simone:
n. 15 tele di Oronzo Tiso;
n. 17 tele di Serafino Elmo;
n. 16 tele del concittadino Emanuele Passaby;
n. 40 tele di pittori vari.
L'Idoletto: Il più importante reperto archeologico emerso dal nostro sottosuolo è la tomba con l'idoletto tardo-neolitico, databile al 2400 a.C., rinvenuto alla fine degli anni nel 1969 nel cortile di una casa della frazione Riesci. Il corredo era costituito da pochi vasi di impasto grigiastro, tra cui un orcio fornito di prese a rocchetto, come negli analoghi vasi tardo neolitici di "Bellavista". Osservando le caratteristiche tipologiche dell'idolo ( elementi di ispirazione orientale insieme ad altri di tipo occidentale), gli studiosi hanno visto in questa piccola scultura una testimonianza delle vicende del Salento Neolitico in quanto luogo situato al centro delle grandi correnti culturali del Bacino del Mediterraneo. L'idoletto rappresenta una figura umana del tipo con testa detta " a civetta". E' scolpito nella pietra calcarea. Il corpo, concepito come un solido cilindro-conico, non presenta alcun accenno agli arti inferiori . Due solchi profondi segnati all'altezza del collo potrebbero fare intuire le braccia distese. L'idolo di Arnesano potrebbe essere un'imitazione locale degli analoghi prodotti provenienti dal Mediterraneo orientale.
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Monumento alla Madonna dell'Assunta o Monumento Ostile: La statua dell'Assunta con la colonna ed il Capitello fu realizzata nel 1948 dall'antica e celebre ditta Peluso di Lecce. Il monumento che doveva essere commemorativo dei Caduti delle ultime guerre è ispirato alla Colonna di S. Oronzo nell'omonima piazza leccese. Il capitello, è copia dei tanti capitelli barocchi disseminati nelle chiese di Lecce ed è identico a quello delle colonne di Porta Rudiae.
La Madonna, secondo il progetto originario, doveva essere collocata nella piazza principale e dominare dall'alto l'intero paese. In una comunità come quella di Arnesano, nell'immediato dopoguerra, che esprime ancora i propri interessi politici ed economici con motivazioni e aggregazioni di natura religiosa, il problema diventa immediatamente politico.
La Madonna comincia a diventare il simbolo di una certa opposizione ed in questa veste "partecipa" alle amministrative del 51. Dopo la sconfitta elettorale era impensabile che il raggruppamento vincitore, che si celava dietro l'emblema della Croce - Gesù Crocifisso, potesse accettare di collocare il simbolo degli sconfitti in una posizione così rilevante al centro del paese.
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(Fonte: sito ufficiale Comune di Arnesano)