Monumenti e Chiese di Alezio
Santuario Santa Maria della Lizza: l'origine di S. Maria della Lizza è da inquadrare in un contesto storico caratterizzato da una instabile situazione politica e religiosa. I bizantini, in puglia dopo il 553, operavano la vera colonizzazione con Basilio I il Macedone e con Leone VI (867-886), ed a questo periodo risalgono i primi insediamenti Basiliani che portarono in queste terre la liturgia Greca. La latinizzazione del Salento iniziò dopo la conquista Normanna del 1041, con l'insediamento dei monaci Benedettini (abbazzia di Nardò) che si sostituirono gradualmente ai Basiliani. Proprio sotto il dominio Normanno di Ruggero II, fu iniziata la costruzione della Chiesa della Lizza (metà del sec. XII), precisamente il presbiterio ed il lato sud del transetto. Notizie certe si hanno solo durante la dominazione di Gallipoli operata da Carlo I D'Angiò che dal 1268, durò per circa un secolo. Melezio, vescovo di Gallipoli dal 1329, a motivo dell'esilio imposto dagli Angioini al clero e ai gallipolini fedeli agli Svevi, fu detto "Vescovo della Lizza e parroco di Gallipoli". In previsione di un non imminente rientro a Gallipoli, il vescovo iniziò la ristrutturazione della Lizza detta "Santa Maria de Cruciata" che fu elevata al titolo di Cattedrale di S. Agata, a cui fu aggiunto il toponimo di "Alicia". La chiesa aveva assunto sotto Filippo di Taranto (della famiglia D'Angiò), i caratteri del gotico angioino diffuso nel Salento dai Francescani (1210) che continuarono dopo i benedettini l'opera di evangelizzazione di rito latino. Ed è proprio a questi da attribuire la tipologia cruciforme ad unica navata, con copertura lignea a falde presente in questa Chiesa. Dopo Melezio, gli interventi sulla chiesa aletina si susseguirono negli anni in varia consistenza e con molta frequenza. Nel 1790, sul lato sud, viene realizzata la nuova chiesa della Confraternita, su perizia del "Regio M.tro Ingegnero" Diodato Longo, chiesa decorata dallo "scalpellino e stocchiatore" M.tro Francesco Centolanza, il quale aveva già realizzato molti degli altari presenti in chiesa. Nel 1807 Mons. Danisi fece costruire il campanile e nel 1822, per volere di Vincenzo Starace, fu realizzata la nuova navata addossata alla pareta settentrionale della chiesa. Il restauro realizzato fra il 1959 e il 1962, ha cancellato completamente la stratificazione architettonica che dal XVI al XIX sec. aveva impreziosito il nostro Santuario. Addossato alla facciata ovest (la principale), divide ancora gli studiosi sulla sua esatta datazione. Vi è maggiore concordanza nel riconoscere la sua costruzione successiva a quella della Chiesa. Alcuni lo ritengono opera di Carlo D'Angiò e gli attribuiscono funzioni difensive che, peraltro, troverebbero riscontro nell'altissima e massiccia mole. Secondo altri, al contrario, la torre venne elevata dai gallipolini come atto di devozione alla Madonna che aveva protetto la loro città assediata dalle truppe di Carlo. I due archi laterali, uguali, sono molto più bassi del frontale; accanto all'arco laterale sud, una piccola porta posta a due metri al piano di calpestìo, immette a una scala a chiocciola che porta al terrazzo.
 |
 |
Cimitero Ipogeo: erroneamente note come "Catacombe", le sepolture ipogee situate sotto l'antica Chiesa di S. Maria della Lizza, sono in verità delle "tombe a camera" ovvero "celle sepolcrali", che riprendono una tipologia cimiteriale utilizzata in tutto il Salento cristiano sino all'emanazione dell'Editto Napoleonico che vietò la sepoltura nel centro urbano, istituendo appositi recinti "Campi Santi" situati in zone extraurbane, (noto come "Editto di S. Cloud", il decreto fu emanato da Napoleopne in Francia il 12 giugno 1804, ed esteso in Italia con decreto del 5 Settembre 1806).
Il cimitero della Lizza fu rinvenuto casualmente durante i lavori di restauro della Soprintendenza (1959-1962), per il cedimento di un tratto del pavimento del sovrastante santuario, che portò alla luce una prima stanza. Di questo luogo sotterraneo si era perduta la memoria a seguito dell'ostruzione delle botole aperte nel pavimento della chiesa e che introducevano alle camere sepolcrali.
Il rinvenimento della prima stanza fece supporre l'esistenza di altre camere mortuarie, cosicchè seguendo il percorso suggerito dallo sviluppo planimetrico della chiesa, furono rinvenuti tutti gli altri ambienti.
Chiesa dell'Addolorata:è la Chiesa Madre di Alezio, la sua costruzione ebbe inizio nel 1838, su progetto dell'architetto Lorenzo Turco e venne terminata nel 1875. I finanziamenti per la sua costruzione vennero donati in parte dal re Ferdinando II e in parte dai fedeli e dal Comune di Alezio.
Ville e Casini di Campagna: ville e casini sono tipoogie residenziali che riqualificarono il paesaggio rurale di alezio intorno agli inizi del '700, ad opera dei proprietari terrieri gallipolini. se la Villa esprime la forma aristocratica dell'insediamneto rurale, come luogo destinato esclusivamente ad uso del proprietario per la villeggiatura, il Casino è la residenza campestre dove contadino e proprietario convivono occupando piani diversi. Alle spalle di questi fabbricati si trovano sempre ampi giardini e profumati aranceti. Nella campagna che circonda Alezio si possono contare una ventina di insediamenti, molti dei quali visitabili: Casino Cava - Casino Renna - Casino Prandico - Casino Astuto - Casino Motta - Casino Stracca - Casino contrada Stracca - Casino Mosco - Casino Garzia - Villa Capani - Casino Carteny - Casino Senape - Casino Camerelle - Casino Grassi - Casa Senape - Casino D'Elia - Casino Passaby - Casino Stajani - Casino Monte D'Elia - Casino Rocci - Casino Frisulli.
Museo Civico Messapico: il Museo è ubicato nello splendido palazzo settecentesco della nobile famiglia Tafuri di Gallipoli. E' stato dichiarato monumento nazionale nel 1981 e inaugurato nel 1982. I corredi funerari esposti provengono da rinvenimenti occasionali avvenuti nella zona di Monte D'Elia e sono databili tra gli inizi del IV secolo e gli inizi del III secolo a.C.. Si tratta per lo più di oggetti in ceramica acroma o decorata a fasce brune di produzione locale. Di notevole importanza è la produzione epigrafica risalente allo stesso periodo e limitata alle iscrizioni funerarie. Merita grande attenzione la vetrina degli ori, splendidi gioielli del I secolo a.C.. senza trascurare il plastico che riproduce in scala la necropoli di Monte D'Elia. Il parco espone diverse tipologie di tombe messapiche databili tra il VI e il II secolo a.C..
(Fonte: sito ufficiale Comune di Alezio)