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Monumenti e Chiese di Acquarica del Capo


Masseria di Gelsorizzo e Torre Colombaia:Ceciovizzo era situato a 1 Km. dal centro dell'abitato ed ora viene chiamato Gelsorizzo. Qui il feudatario Fabrizio Guarino eresse nel 1550 la torre colombaia, dove è presente l'iscrizione rozzamente incisa ed in parte erosa: "FABRI IUS… COLUMBARIUM HOC… CONSTRUXIT… SIBI SUIS AMICISQUE. ANNO D.N.I. MDL", nella traduzione "Fabrizio fece costruire questa colombaia per sé e per i suoi amici. Anno 1550". Nel 1545, quando il Guarino lo comprava da Clausio Lubello, per ducati 3500, il casale stava ancora in piedi, ma nei rogiti del 1615 si menziona come semplice feudo, perciò già da allora non veniva considerato una fortezza. Ai piedi della torre più grande della masseria si trova la cappella di san Nicola che misura m. 7,8 di lunghezza e m. 3,7 di larghezza.È il monumento religioso più antico di Acquarica, risalente con probabilità al sec. XI. Vi è all'interno dell'abside l'affresco di Cristo Pantocratore che regge nella mano sinistra le tavole della legge con scritte in greco e sottoposte vi sono due immagini di santi che recano in mano anch'esse scritte in greco su pergamena.


Castello Medioevale:La struttura originaria del Castello era di forma quadrangolare, con ciascun lato che misurava 40 metri. Gli spigoli erano muniti di quattro torrioni, uno dei quali esiste ancora oggi. Il nucleo più antico fu costruito dai feudatari normanni Bonsecolo e con ogni probabilità consisteva in una cinta rafforzata da un torrione. In seguito il castello fu ristrutturato dai vari feudatari che lo abitarono e, in particolare, da Giovanni Antonio Orsini, principe di Taranto, che ebbe il feudo di Acquarica nel 1342. I saloni della residenza feudale, giunti fino noi, hanno il tetto a solaio rinforzato da archi per meglio sostenere il peso della travatura lignea. Al pianterreno si notano le tracce di numerosi rifacimenti, come a d esempio la sostituzione del solaio ligneo con volta a botte. Nell'antica sala da pranzo dell'alloggio baronale la porta di accesso è barocca ad arco spezzato. Nell'interno vi sono altre due porte più antiche murate, una ogivale e l'altra a tutto sesto. Con un rogito del notaio Judicata di Taranto del 1447 fu sancita la vendita del castello e del feudo di Acquarica da parte del principe di Taranto Orsini ad Agostino Guarino. Nel 1476 il castello passò a Roberto Securo, nel 1504 a Fabio Guarino. Nel 1980 la famiglia Colella, ultima proprietaria del castello, lo ha ceduto al comune di Acquarica che ha redatto un progetto di ristrutturazione dell'intero immobile.

Il Pajarone:IL PAJARONE Singolare costruzione delle tipiche abitazioni rurali del Salento dette pajare. Ancora qualche decennio fa, quando tutti i lavori agricoli erano fatti dall'uomo con l'aiuto degli animali, il contadino, durante l'aratura "metteva da parte" i pezzi di calcare che trovava ed in seguito li utilizzava per gli usi più svariati come per la costruzione di muretti delimitanti la proprietà agricola, oppure di muri frangivento nelle zone ventose della costa, ed infine per la costruzione di ripari che potessero servire sia a trovare ricovero, che per soggiornarvi d'estate durante la raccolta dei fichi ed i lavori di mietitura ed, in seguito, durante la cura delle viti. In questo modo nasce la pajara, o pagghiara, una costruzione a pianta circolare di forma troncoconica, sempre monovano costruita senza l'ausilio di leganti, con pietrame informe che contrastandosi si autososteneva, dando vita, all'interno, ad una copertura a volta.


Trappeti a Grotta:I nove trappeti a grotta segnalati ad Acqarica del Capo sono ubicati nel casale di Gelsorizzo ed intorno al Castello quadrangolare d'origine normanna, cioè nel centro antico del paese. Nel '600 sono segnalati ad Acquarica del Capo due trappeti a grotta, mentre a Presicce 23. E' ipotizzabile che l'impossibilità di modernizzare i trappeti angusti di Presicce per aumentarne la produzione e soprattutto la qualità dell'olio, abbia stimolato l'interesse dei proprietari terrieri di Acquarica a scavare nella roccia nei secoli successivi al XVII secolo nuovi trappeti a grotta più attrezzati e più produttivi.
Trappeto a grotta di Gelsorizzo:Dovrebbe essere il più antico trappeto di Acquarica, prima a servizio della grancia basiliana e poi del Casale di Gelsorizzo. E' costituito da una grotta in parte crollata di forma quadrata, per terra si intravede la base di un torchio ricoperta di detriti.
Trappeto a grotta di Santa Maria dei Panetti:Il trappeto a grotta, segnalato da molti come una cripta ristrutturata, è addossato alla Chiesa di Santa Maria dei Panetti. La struttura del trappeto è ben leggibile. Nell'ipogeo sono conservate la fonte e le colonne di pietra leccese dei torchi "alla calabrese". Il trappeto è segnalato nel '600.
Trappeto a grotta "Colella":Il trappeto si trova su via della Resistenza, 63, sotto la casa di civile abitazione di Michele Currili. Oggi è adibito a cantina e deposito di legno. Gli ex proprietari del trappeto, Don Ciccio e Toto Colella, lo hanno tenuto in funzione fino a 30 anni fa. Il trappeto originariamente era molto piccolo, ma nel tempo ha subito ampliamenti e ristrutturazioni dell'impianto produttivo.
Trappeto a grotta "Villani":Il trappeto di Gioacchino Villani si trova all'incrocio tra via Della Resistenza e via 1° Maggio. Fino al 1934 venivano molite le olive.
Trappeto a grotta "Stasi":Il trappeto di Matilde Stasi, in funzione fino al 1970, è stato espropriato dal comune e distrutto per realizzare, nel 1977, piazza Depretis.
Trappeto a grotta "Farati":L'ingresso del trappeto di Carlo Farati, all'incrocio tra via Salvo D'Acquisto e via Epifanio Coletta, è stato interrato nel 1977. Su via Coletta, n°17, si conservano due lucernari di sciaghe.
Trappeto a grotta di "Donato Pedaci":Il trappeto, un tempo nel giardino Pedaci, è stato distrutto durante i lavori per la costruzione di via Sturzo.

Cappella della Madonna dei Panelli o dei Panetti: risale al secolo XI. Il nome deriva forse dal greco Panellios per indicare l'origine greca della chiesa. Popolarmente si dice anche Madonna dei Panetti, perchè il fondo attiguo alla chiesa era coltivato a grano che serviva per il pane dei poveri. La chiesa è' coperta da volta a spigolo posata su pilastri in pietra tufacea. Sembra inserita in una precedente costruzione, forse con volta a tegole e con ingresso frontale alla prima abside. All'interno sulla parete frontale e sulle absidi, si notano strati di affreschi e graffiti del periodo bizantino (XI-XII sec.) gravemente deteriorati. Nella prima abside l'affresco reca la data del 1676; a sinistra si distingue l'immagine di San Francesco, mentre la figura centrale e quella di destra non sono identificabili. Nella seconda abside si intravede la figura di Cristo, re dell'universo, che reca nella mano sinistra una pergamena con un'iscrizione in greco. La chiesa ha una sola campana che reca la data: 1800. Tale campana, appartenente alla cappella della Madonna del Ponte, è stata trasferita in questa sede nel 1984. Ritrovata scavando vicino agli antichi "ponti" di Acquarica, viene detta tradizione "devota e miracolosa", perchè se veniva suonata durante un temporale, faceva allontanare il maltempo.

Chiesa di San Giovanni Battista: E' ubicata al centro della Piazza Municipio è stata ricostruita nel 1828 sul luogo dell'antica Chiesa Parrocchiale, sempre dedicata a San Giovanni, risalente al 1500, come si ricava da un'iscrizione latina scolpita al di sopra della porta d'ingresso.La facciata, presenta un portale sormontato da uno stemma con l'iscrizione della confraternita e da un finestrone con arco a tutto sesto. Il frontone s'innalza maestoso e presenta al centro una nicchia con la statua di San Giovanni. Addossato al transetto destro , in fondo alla costruzione, sorge il campanile a base quadrata con due campane rispettivamente del 1880 e del 1890. Sul muro posteriore esterno si nota un'iscrizione greca piuttosto deteriorata, che testimonia l'antica presenza dei monaci basiliani nella zona. La chiesa ha una sola navata con transetto laterale destro; un arco a tutto sesto separa il presbitrio dalla navata. Sul transetto di destra c'è la cantoria con ringhiera di ferro. Il pavimento è in mattoni di cemento bianco, grigio e rosso. Sui muri laterali della navata sono situate su mensole in legno le statuette di San Filippo Neri, San Giuseppe e San Pietro a destra, Santa Lucia, San Carlo e San Paolo a sinistra. A sinistra del transetto c'è un altare con tela della Deposizione; sotto la mensa dell'altare c'è la statua in cartapesta di Gesù morto. Questo altare è stato ristrutturato nel 1947 dai coniugi Cantoro Giacomo e Palese Addolorata. Al di sopra dell'altare c'è l'organo con ringhiera in ferro. la volta del presbiterio è abbellita da due affreschi ovali raffiguranti la Madonna Assunta (in alto) e la SS Trinità (in basso). Fiancheggiano l'affresco dell'Assunta due tele ovali con San Giovanni Battista e Santa Lucia.

Chiesa di San Carlo Borromeo:Ubicata nella piazza ominima, fu edificata da Fabrizio Guarino, il quale, essendosi ammalato a Napoli, fece voto a San carlo di costruire una nuova chiesa se fosse guarito. E' stata la seconda chiesa parrocchiale di Acquarica (dopo quella della Madonna dei Panetti) fino al 12 ottobre 1975. Sulla facciata risalta il portale in pietra leccese con motivi geometrici e floreali. Al di sopra del portale c'è un grande finestrone ovale; il campanile si trova in fondo al lato sinistro della chiesa. Ci sono due campane; una reca la scritta "Piero Olita di Luigi 1849" e l'altra "gerardus Bruno a Vineola Figli A.D. 1772". Nel 1664 fu aperta la cappella dedicata all'Annunziata nella parete destra ed allora fu costruita la navata destra collegata alla navata centrale mediante l'abbattimento della parete tra i pilastri di destra.Nel 1711 cadde il grande campanile fatto costruire dal Guarino, danneggiando gravemente l'edificio. Fu rifatta in tale circostanza la cella presbiteriale che presenta una volta a crociera, mentre la navata centrale ha volta a botte lunettata con spigolo alla leccese. Anche la navata minore ha il tetto a botte. Lungo la parete sinistra ci sono tre altari a muro, con ricche decorazioni, dedicati rispettivamente alla Madonna del Rosaio, con un quadro della Vergine, probabilmente antriore al 1636, a San Carlo ed all'Immacolata. Al centro della parete destra della chiesa spicca l'altare della Madonna del carmine (1881). Sulla stessa parete sono conservate in nicchie di legno le statue di San Luigi (13 Giugno 1927) e di Sant'Antonio (restaurata nel 1939). Sul lato sinistro del presbiterio, in alto si notano la loggetta dell'organo ed il pulpito, entrambi in legno. Dal presbiterio si accede alla sagrestia, in cui si trova un lavabo in pietra tufacea del 1779 e quattro statue: Madonna dei Fiori in cartapesta del 1909, Madonna del Rosario in legno (1700), Madonna Immacolata in legno e Cristo Risorto in cartapesta.

Chiesa del Cristo Risorto:E' ubicata in via Don Minzoni e, con l'annesso Oratorio, occupa un intero isolato delimitato da Corso dante, via XXV Luglio, Via Don Gnocchi. E' l'odierna chiesa parrocchiale, inaugurata il 12 ottobre 1975. E' stata realizzata da maestranze salentine (Galatina) su progetto degli architetti B. Paolo Torsello e Giuseppe Cristinelli, docenti presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, con offerte dei fedeli e contributo statale. La facciata in stile moderno, con la caratteristica forma "a canne d'organo", richiama l'idea della musica e della sacralità. Mediante sei gradini si accede al sagrato e con altri tre all'ingresso principale. Un'altra entrata principale è rivolta verso corso Dante. All'estremità destra della facciata si innalza il campanile con otto piccole campane azionate da un congegno elettronico e con due orologi. La chiesa riceve la luce attraverso finestre strette e lunghe disposte sui tre lati della costruzione. Anche dal soffitto, in cemento armato, penetra la luce attraverso spessi vetri colorati. L'interno, a unica navata, richiama l'idea di chiostro per i due corridoi disposti sul lato destro e sul dondo divisi dall'aula centrale da colonne quadrangolari in cemento. La copertura è a volta piana con architravi a vista che poggiano su pilastri portanti. Al presbiterio si sale mediante tre gradini; l'abside è l'unica parte della chiesa rivestita ad intonaco, mentre le restanti strutture sono tutte in cemento con faccia a vista. Il pavimento della navata centrale è in cotto con inserti di marmo bianco e blu a forma di croce, quello del presbiterio è in marmo bianco, così come l'altare, l'ambone e il fonte battesimale, mentre i due corridoi sono pavimentati con cemento e ghiaia.

Cappella della Madonna di Pompignano:La cappella sorge in contrada Pompignano, sulla via che porta a torre Mozza, in una zona ricca di resti del periodo romano. Dedicata alla Vergine Assunta in cielo, viene detta anche Cappella della Madonna di Pompignano dal nome dell'antico Casale scomparso e risale al sec. XVIII. La facciata è slanciata e spoglia di qualsiasi ornamento. Nell'interno, ad unica navata, l'altare maggiore è formato da un affresco che occupa l'intera parete di fondo dell'abside e raffigura una tomba con vari personaggi al di sopra dei quali c'e' l'immagine della Madonna Assunta in cielo. Negli anni 70 del nostro secolo, è stato effettuato l'ultimo restauro con l'intonaco dei muri perimetrali.

(Fonte: sito ufficiale Comune di Acquarica del Capo)


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