IL BAROCCO LECCESE
Itinerario alla scoperta del Barocco Leccese.
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- DURATA: una giornata - itinerario disponibile tutti i giorni
- PARTENZA: Lecce
- MODALITÀ: escursioni a piedi e in auto (minimo 5 persone)
- IL COSTO INCLUDE: guida turistica (italiano /lingue straniere su richiesta) ed ingressi
- LOCALITÀ INTERESSATE: Lecce
- DESCRIZIONE ITINERARIO:
giunti a Lecce, si può sostare presso l’ex monastero degli Olivetani e procedere a piedi per scoprire i tesori del Barocco Leccese. Entrati nel centro storico dall’Arco di Trionfo (Porta Napoli), si svolta a destra e si prosegue lungo Via Palmieri, Sulla strada si affacciano stupendi edifici civili decorati in stile Barocco Leccese. Sulla sinistra si possono notare le mensole antropomorfe del balcone di Palazzo Carrozzo. Poco più avanti, sulla destra, si trova la cinquecentesca facciata di Palazzo Palmieri, il cui lato posteriore e l’atrio interno sono un perfetto esempio di Barocco nostrano. In P.tta Falconieri si affaccia un capolavoro dell’edilizia civile leccese, Palazzo Marrese. Realizzato nel Settecento, è sprovvisto del fasto che arricchisce le chiese, ma conserva quel gusto per la fine decorazione, come testimonia il bellissimo portale, affiancato da quattro vivissime cariatidi.
Si giunge così al cospetto dei Propilei di P.zza Duomo, una delle più celebri d’Italia. Superato l’ingresso, ecco di fronte il Duomo, costruito nel XII sec. e ampiamente rimaneggiato nel corso dei secoli, fino alla forma attuale, commissionata nel XVII sec. dal potente vescovo Pappacoda. Il prospetto laterale, quello che si ha di fronte entrando nel Vescovado, si presenta come un arco di trionfo che celebra Sant’Oronzo. La facciata è divisa da una balaustra ricamata. La parte inferiore reca al centro un portale “incastonato” tra due colonne. Ai lati, due coppie di paraste scanalate intervallano fregi e nicchie con statue di santi. La parte alta reca al centro la statua di Sant’Oronzo all’interno di un finestrone racchiuso in un’intricata cornice architettonica, ricca di forme vegetali e antropomorfe. L’interno è a croce latina, transetto e tre navate divise da pilastri con semicolonne addossate. Ricchissimi gli altari impreziositi da tele dei migliori maestri locali, quali Oronzo Tiso. Due rampe di scale conducono alla cripta, caratterizzata da piccole campate sorrette da ben 92 colonne con intricati capitelli. Usciti da questo enorme gioiello, realizzato su progetto di Giuseppe Zimbalo, sulla sinistra si affaccia il Palazzo del Seminario (1694), dovuto ai progetti di un altro grande architetto leccese, Giuseppe Cino. Salutato al tempo come una delle “meraviglie del mondo”, l’edificio presenta una facciata scandita da paraste bugnate che intervallano finestre con ricchissime cornici. Il portale d'ingresso è sormontato da una finestra scandita da tre arcate. Nell’atrio si trova l’incantevole pozzo, realizzato dalle mani del Cino, che si presenta come un oggetto di fine oreficeria. A conclusione della scenografica piazza, l’Episcopio del XVIII sec., realizzato da Emanuele Manieri. Su un alto basamento bugnato corre un lungo portico, mentre la facciata è caratterizzata dall’arcata centrale con, nella parte alta, nicchie contenenti statue di santi.
Lasciata P.zza Duomo ci si dirige in P.zza Sant’Oronzo e si svolta a destra in Via Augusto. In P.tta Vittorio Emanuele II si trova la Chiesa di santa Chiara. La facciata, incompiuta e leggermente convessa, presenta un ricco portale inquadrato da colonne con capitello corinzio, fregio che si ripete nelle paraste che scandiscono la parte bassa. Una semplice cornice fa da base alla parte alta, ancora scandita da paraste e nicchie con un finestrone centrale. L’interno è ad aula unica ottagonale, con ricchissimi altari del Seicento, arricchiti da colonne tortili, fregi e ricami, nonché stupende statue policrome. L’insieme è attribuito al Cino, ma su probabili progetti di Giovanni Andrea Larducci, architetto di Salò attivo a Lecce, al quale si deve la ricostruzione della Chiesa di San Matteo. All’edificio si giunge proseguendo lungo Via D’Aragona. La chiesa rappresenta un unicum nel panorama del Barocco Leccese, in quanto si richiama espressamente a quel “concavo- convesso” messo a punto da Francesco Borromini negli edifici da lui progettati a Roma. Lo stesso Larducci era infatti estraneo alla tradizione del barocco locale, tanto che, quasi simbolicamente, a Lecce avrebbe trovato la morte. La facciata si presenta divisa in due da una fastosa trabeazione. La parte bassa si presenta convessa, con un portale sormontato da una nicchia e inquadrato da due colonne addossate, ai cui lati s’impostano nicchie. La muratura, lavorata a punta di diamante sulle facce convesse, diventa squamata nel corpo centrale. La parte superiore è invece concava e presenta al centro una serliana. Ai lati, ancora nicchie con cornici finemente lavorate, mentre una cornice mistilinea conclude il prospetto della chiesa. Si ritiene che la facciata sia stata portata a compimento dallo Zimbalo dopo la morte del Larducci. L’interno è a pianta ellittica con ricchi altari e le monumentali statue degli Apostoli. Notevoli le tele e i decori dovuti alla mano del Cino. Lasciato l’edificio, si fa ritorno in P.zza Sant’Oronzo e da P.tta Castromediano, ci si dirige in Via Umberto I, per scoprire l’edificio simbolo del Barocco Leccese, la Basilica di Santa Croce con l’attiguo Palazzo dei Celestini.I lavori di costruzione, cominciati nel 1548, furono conclusi nella prima metà del Seicento, ma gli interventi di decoro si protrassero fino al Settecento, sicché è giusto ritenere che al simbolo del Barocco Leccese abbiano lavorato i migliori artisti del tempo, dall’architetto- scultore Riccardi (XVI sec.) a Francesco Antonio Zimbalo (XVI- XVII sec.), a Cesare Penna (XVII sec.), Giuseppe Zimbalo (XVII- XVIII sec.), fino a Giuseppe Cino ed Emanuele Manieri (XVIII sec.). Già la facciata risente di questa sovrapposizione di stili ed epoche, infatti la parte bassa è scandita da sei possenti colonne a fusto liscio che ritmano uno spazio contenente tre potali d’ingresso e due rosoni laterali. Il portale centrale, inquadrato da due coppie di colonne binate, si presenta arricchito da un fregio vegetale che corre lungo tutta la cornice. Una fantasiosa trabeazione con intricati motivi ornamentali, sostiene una serie di mostri e figure antropomorfe, sulle quali poggia una balaustra ricamata che fa d’appoggio a paffuti puttini. La parte alta si presenta come un oggetto d’oreficeria, tanta è la fine decorazione e i giochi di luci ed ombre. Il rosone centrale è circondato da ben quattro ghiere decorate, mentre quattro colonne ritmano lo spazio, inquadrando due nicchie contenenti le statue di San Pier Celestino e San Benedetto. Ai lati si trovano le rappresentazioni di Fede e Fortezza. Ancora una decoratissima trabeazione a sostenere un timpano spezzato al centro del quale è celebrato il Trionfo della Croce. L’interno si presenta più sobrio e austero, senza i fasti dell’esterno. A tre navate scandite da colonne a fusto liscio e transetto e illuminata dall’alta cupola, la chiesa è decorata con motivi vegetali che si arrampicano sui capitelli, sugli archi, sui costoloni delle volte, nella bellissima abside polilobata, fino a raggiungere gli altari, dove le colonne tortili o a fusto decorato si arricchiscono di figure antropomorfe e di animali reali e immaginari. Notevoli anche le tele, attribuite al Tiso, tra i maggiori pittori locali e al napoletano Giovanni Battista da Lama. Lasciata la Basilica di santa Croce, si può ammirare la facciata di Palazzo dei Celestini, sede della Provincia di Lecce, progettato dal Riccardi e al cui decoro contribuirono Giuseppe Zimbalo e Giuseppe Cino, come si evince dai due piani della facciata, simili alle decorazioni di Palazzo del Seminario in P.zza Duomo. Anche qui il Barocco Leccese raggiunge risultati notevoli nel fitto bugnato e nelle cornici delle finestre. Di fronte alla sede della Provincia si trova il bellissimo Palazzo Adorno- Loffredo del Cinquecento, che già anticipa, nel gusto per le decorazioni e il particolare, soluzioni che saranno care all’imminente Barocco locale. Proseguendo lungo Via Umberto I, si svolta in Via Principe di Savoia e si torna all’Arco di Trionfo (Porta Napoli). Prima di lasciare Lecce è opportuno ricordare che l’itinerario alla scoperta del Barocco Leccese o Barocchetto non si esaurisce negli edifici descritti, ma interessa altri edifici, basta fare una passeggiata lungo Via Libertini. Inoltre, tipicamente barocchi sono anche quegli spazi pittoreschi che solo il visitatore attento può cogliere, magari semplicemente alzando lo sguardo per studiare il decoro di un balcone.
- SOSTE PREVISTE:
l'itinerario prevede una sosta, durante la quale è possibile visitare i
numerosi negozi/laboratorio che popolano tutto il centro storico.
- I CLIENTI CHE LO DESIDERANO possono:
- scegliere d
gustare i piatti tipici della cucina salentina: pranzi, cene e aperitivi vengono organizzati su richiesta da Itinerarisalento.com;
- decidere di prolungare il soggiorno prenotando una camera in hotel, bed and breakfast oppure in appartamento.
- RICHIESTE: si organizzano itinerari ed escursioni su misura (bicicletta, cavallo, barca, ecc..).
- INFORMAZIONI UTILI: si consiglia abiti e scarpe comode e di prestare molta attenzione alle indicazioni della guida.
- PAGAMENTO: con carta di credito, bonifico bancario, vaglia postale fino a tre giorni prima del tour, se preferite contattarci inviate una e-mail a: info@itinerarisalento.com oppure telefonate ai numeri 0836.571704 oppure +39 335.7361870 .
Gli itinerari del Barocco:
Il barocco a Lecce
Il barocco a Nardò
Il barocco a Gallipoli