Itinerario alla scoperta del megalitismo salentino.
DURATA: MEZZA GIORNATA - itinerario disponibile tutti i giorni
PARTENZA:Calimera
MODALITÀ: escursioni in bicicletta (minimo 5 persone)
IL COSTO INCLUDE: guida turistica (italiano /lingue straniere su richiesta)
LOCALITÀ INTERESSATE: Calimera, Zollino, Martano e Carpignano Salentino
DESCRIZIONE ITINERARIO: giunti a Calimera ci si dirige presso il celebre Dolmen Gurgulante. Come tutti i dolmen presenti sul territorio salentino, anche questo monumento rientra nella tipologia dei dolmen semplici, ossia privi di tumulo di copertura. Adibito a sepoltura, ma utilizzato anche per riti e scopi dei quali ormai si sono perse le tracce, nelle sue vicinanze sono stati trovati reperti ascrivibili all’Età del Bronzo e all’Età del Ferro (X- IX sec. a. C.). Si prosegue, poi, alla volta del Dolmen Placa. Posto in un’interessante area naturalistico- archeologica tra Melendugno e Calimera, questo monumento si presenta ben conservato e di notevoli dimensioni. Anche in questo caso si ha di fronte un dolmen di tipologia semplice. Nelle campagne circostanti si possono individuare alcune tombe e cisterne di diversi periodi storici.
Dopo aver lasciato Calimera ci si dirige verso un'altra località: Zollino.
Le sue origini si fanno risalire ai profughi dell’antico casale di Apigliano (tra Zollino e Martano) che lo abbandonarono in cerca di zone più fertili. Il centro conserva alcune interessanti testimonianze megalitiche, come il Menhir della Stazione che, con i suoi 4,30 m è tra i più alti e imponenti e il Menhir Sant’Anna, dal nome di una piccola chiesa ubicata poco fuori del paese. Da segnalare la leggenda legata a questo monolite che, si dice, sia stato eretto in onore del grande capo di una tribù di guerrieri che avrebbe abitato queste zone. Si tratta dell’unico menhir del Salento al quale sia stato attribuito un uso specificamente sepolcrale. In agro di Zollino, presso la strada vicinale Zollino- Calimera, è stato individuato, in località “Granzari”, un non meglio specificato dolmen al quale sarebbe stato attribuito il nome della campagna circostante, Dolmen “Granzari” appunto.
Lasciato Zollino si prosegue alla volta di Martano.
Martano conserva due importanti testimonianze del megalitismo salentino, la Specchia dei Mori o Segla tu Demonìu e il Menhir San Totaro o del Teofilo. Entrando a Martano da Zollino si seguono le indicazioni per Caprarica e, superato il cimitero di Martano, poche centinaia di metri più avanti, ecco sulla destra la sagoma della Specchia dei Mori. Con i suoi 30 m di diametro è tra le più grandi del Salento, tanto che dalla sommità, nelle chiare giornate di tramontana, è possibile osservare un lungo tratto di litorale adriatico. Ignota è la sua origine, ma il ritrovamento di reperti archeologici nelle sue vicinanze e le leggende che da secoli ha contribuito ad alimentare, ne fanno uno dei monumenti megalitici più affascinanti del Salento. Si prosegue alla volta di Otranto e, giunti ai semafori, si svolta a destra, proseguendo per alcune centinaia di metri. In Via Teofilo si trova l’omonimo menhir, conosciuto anche come Menhir San Totaro. Con i suoi 4,70 m di altezza è la pietrafitta più alta di Puglia e presenta tracce di incisioni di rito cristiano sulle sue facce, segno quanto mai indicativo della “conversione” a cui furono sottoposte queste enigmatiche testimonianze dell’antichità.
Dopo Martano si parte verso Carpignano Salentino.
Sulla strada, poco fuori dell’abitato, si trova il Menhir Grassi, dal nome dell’omonima località. La pietrafitta più interessante di Carpignano è quella conosciuta con il nome di Staurotomèa o Croce Grande. Posto poco fuori dall’abitato, presso il Santuario di Maria SS della Grotta, attorno a questo menhir sono sorte alcune leggende. Secondo una tradizione diffusa in tutto il Salento, i menhir nasconderebbero dei tesori, per trovare i quali è d’obbligo attenersi ad una certa ritualità. Nottetempo, due fanciulli devono essere condotti presso il monolite e fatti sedere con le spalle appoggiate alle facce più larghe dello stesso. A questo punto il menhir si inclinerebbe fino a cadere, schiacciando uno dei pargoli e lasciando all’altro scelto dal destino il tesoro. Secondo la leggenda locale, la leggera inclinazione della Staurotomèa sarebbe proprio da attribuire ad un tentativo di impadronirsi del tesoro, fallito per il sopraggiungere della paura in uno dei due piccoli, che sarebbe scappato prima della caduta del menhir. Un’altra leggenda narra di due sorelle, una nubile (vergine) e l’altra coniugata, le quali si sarebbero appoggiate al menhir per riposarsi. Questo sarebbe caduto, uccidendo la maritata e lasciando alla sorella il tesoro. A causa di queste leggende, molti menhir sono stati divelti nella speranza di trovare questi fantomatici quanto inesistenti tesori o “acchiature”
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