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Molte delle culture che hanno nei secoli dominato il Salento lo hanno inevitabilmente segnato plasmandolo nei modi di pensare ed agire della società e disseminando su tutta l'estrema terra di Puglia i segni tangibili del loro passaggio. Segni che rendono oggi il Salento un archivio del mito, un vero e proprio libro di storia a cielo aperto che parla, attraverso il linguaggio delle pietre, del proprio passato enigmatico, cruento, glorioso ma anche dignitosamente umile e segnato dalla fatica.
Sono infatti le pietre che testimoniano la presenza umana sul territorio fin dall'età del bronzo, pietre trasformate in misteriosi monumenti megalitici dalla forma allungata e protesa verso il cielo (Menhir) o piatta e poggiata, come una tavola, su altri blocchi conficcati nel terreno (Dolmen)o ancora semplicemente accatastate, a formare cumuli apparentemente privi di senso (Specchie) ma dalla chiara natura difensiva (vedetta). Sono sempre le pietre che raccontano poi della sapienza creativa dell'antico popolo dei Messapi (Ipogeo di Torre Pinta) e del dominio della Roma Imperiale (anfiteatro romano in Piazza S. Oronzo a Lecce).
Della cultura greco-bizantina rimangono invece alcuni mirabili esempi di edifici religiosi come la chiesetta di S. Pietro, incastonata nello splendido centro storico di Otranto, e la piccola S. Maria della Croce di Casaranello; oltre naturalmente alla miriade di Cripte ricavate nel morbido sottosuolo tufaceo ed ancora abbellite da splendidi affreschi dell'epoca.
Il Salento ha poi attraversato secoli bui segnati dalla distruzione e dalla sofferenza causata delle incursioni saracene, la cui ferocia ha però costretto i Salentini a dotare i centri abitati allora esistenti, e molti dei casali disseminati su tutto il territorio, di ogni elemento architettonico utile alla propria difesa. Il risultato è oggi riconoscibile nello straordinario numero di castelli caratterizzati dalla presenza di torri, bastioni a lancia, fossati, ponti levatoi, cannoniere, e nelle masserie fortificate, veri e propri gioielli dell'architettura rurale del Salento nati dall'unione tra il pragmatismo di una costruzione contadina e l'efficacia di una struttura militare con spiccate connotazioni difensive. Dall'esigenza di anticipare un nemico tanto temuto quanto feroce nascono, intorno al XV secolo, anche le torri costiere. Considerate una sorta di avamposto, sono tuttora visibili e ben conservate e si ergono fiere sui litorali quasi a voler rispettare ancora oggi l'antica "consegna".
Esiste poi un Salento aristocratico, quello dei palazzi e delle chiese barocche, nato agli albori del 1600 quando l'emotività della fede e il puro piacere estetico si riversano in una forma d'arte totalmente votata alla spettacolarizzazione dei monumenti (divenuti, in piena aria di Controriforma, uno straordinario strumento di persuasione e propaganda) e prendono il posto della sobria linearità rinascimentale. Dal desiderio di apparire deriva quindi la leziosità e la ricchezza degli intagli, la spasmodica voglia di ricorrere ad ogni tipo di figura tra archi, festoni, ghirlande, fregi, putti e ghirigori ricercati fino all'eccesso, fino a stordire chi, costretto ad una prolungata contemplazione, ammira questi indiscussi capolavori.
A rendere possibile tutto questo è stata la tenera pietra leccese assai versatile nel suo utilizzo e quindi elemento essenziale anche delle tipiche "case a corte". Abitazioni scevre del superfluo ed impostate secondo le necessità del quotidiano, oggi le corti sono da considerare le vere depositarie delle più antiche tradizioni e le testimoni degli aspetti più genuini dell'anima popolare del Salento. Anche le costruzioni a secco, come i muretti e le "pajare", rappresentano un patrimonio inestimabile retaggio della civiltà contadina locale che ha saputo nei secoli rendere coltivabili terre impervie, alle quali ha strappato a fatica il materiale pietroso in eccesso. Con il sudore e con l'ingegno, l'insieme di ogni singola pietra è stato poi trasformato in mirabili esempi di architettura rurale fatti di incastri ed equilibri a prova di tempo che li rendono oggi i signori incontrastati della silenziosa ed assolata campagna salentina.